Alla luce delle considerazioni emerse nella stesura di queste note, sembra possibile affermare che per comprendere a pieno l’evento delle ICT in ambiente scolastico, occorra puntare su tre metodiche pensate e vissute come integrate tra loro, in un continuo processo di problem solving: utilizzo immersivo, apprendimento collaborativo e cooperativistico, decentralizzazione degli apprendimenti.

Koinè Comunicazione
ISBN 978-88-89458-01-3
Le considerazioni che seguono, desunte da questa pubblicazione, nascono da una sperimentazione realizzata con i miei alunni di due classi quinte dell’Istituto Tecnico Economico “Blaise Pascal” di Foggia.
Misurazione ed Individuazione di Anomalie Progettuali
La sperimentazione è scaturita dalla necessità di misurare e verificare l’impatto di un apprendimento collaborativo, in seguito a verifiche di tipo tradizionale, supportato dall’ausilio della LIM dapprima e da un software dedicato, sempre su LIM, successivamente.
Il momento di riflessione, centrato sulla progettazione di Sistemi Informativi attraverso Modelli ER, è apparso contestualizzato e caratterizzato da un notevole processo di astrazione, tipico di un approccio di Problem Solving. Il campione di indagine è stato individuato (stessa età, stesso grado di preparazione, programmazioni didattiche annuali identiche) tra gli alunni di due classi quinte dell’ITC dove ho insegnato e nessun elemento è sembrato essere fonte di possibili distorsioni.
La prova aveva l’obiettivo di verificare su quali indicatori di progettazione intervenisse la maggiore percentuale di errore e se il cambio di strategie potesse migliorare quelle percentuali o introdurre nuovi elementi di osservazione. Non meno significativa è apparsa la possibilità di individuare in quale momento la strategia di articolazione della prova potesse diventare significativa nell’approccio risolutivo, osservando direttamente lo scrivente nel contesto collaborativo.
L’approccio utilizzato per la sperimentazione aveva la pretesa di combinare una regia didattica di supporto e di consulenza con alcune caratterizzazioni tipiche della collaborazione docente–alunni ed alunni–alunni. Le classi interessate sono state, in tal senso, preparate e responsabilizzate sul target della prova, finalizzata a stabilire in quali momenti e in quali punti intervenire con azioni di rafforzamento sulla progettazione attraverso modelli ER. In sostanza gli studenti potevano aiutare il proprio insegnante ad aiutarli.
La misurazione è stata effettuata in base ad alcuni indicatori tipici e qualificanti della progettazione di sistemi informativi tramite modelli ER, somministrando quattro prove diverse il cui grado di difficoltà progrediva in maniera cronologica, con un approccio documentativo e valutativo sostanzialmente di tipo frontale. È emerso un aumento generale della percentuale di errore con il progredire della difficoltà delle prove, in particolar modo per gli indicatori Attributi e Cardinalità Relazioni che rivelano la difficoltà di contestualizzare anche in maniera descrittiva la realtà da analizzare. Quest’aspetto è stato sostanzialmente sempre presente durante l’espletamento di tutte le prove somministrate.
Non meno significativa appare la diminuzione cronologica della deviazione standard sull’andamento progressivo della percentuale d’errore, indice, in tal senso, della inutilità a perseverare nella misurazione dell’approccio frontale.
Il passaggio all’approccio collaborativo con l’ausilio della LIM, utilizzando software dedicato alla progettazione di modelli ER, ha prodotto un evidente e significativo miglioramento (come si evince dalle tabelle riepilogative all’interno della pubblicazione). Le ulteriori quattro prove somministrate sono state caratterizzate da un crescente grado di complessità in ordine temporale.
Approccio Collaborativo e Rappresentazione Condivisa
Nella fase collaborativa si è chiesto agli alunni di elaborare le idee progettuali, in collaborazione con i compagni di classe, tenendo conto delle esperienze e delle caratteristiche dei partecipanti. Sono state infine simulate tutte le fasi della progettazione vera e propria, dal brainstorming sull’idea da sviluppare, alla prima redazione di una bozza di progetto, alla mediazione con i compagni, fino alla redazione congiunta del modello ER. La presenza dello scrivente, in qualità di mentore, ha avuto il compito del coordinamento delle attività, del rispetto dei tempi, della coerenza con il tema affrontato e l’obiettivo dell’attività, della garanzia della partecipazione di tutti, cercando di non intervenire nel merito, senza essere intrusivo o influenzare i lavori degli alunni, spesso propensi a rapportarsi automaticamente al docente.
L’esperienza ha avuto un successo notevole nella partecipazione e nella qualità dei risultati, anche per il coinvolgimento di tutti i partecipanti, ma come insegnante ho pensato che i risultati raggiunti non dovessero andare dispersi. Dalla considerazione che non si può forzare alcuna persona a riflettere e che deve essere possibile stimolare la riflessione, ho barattato la stesura di modelli ER da svolgere solo in laboratorio, in cui esiste una integrazione di risorse hardware e software tali da virtualizzare la presenza di tutti alla lavagna, con la stesura personale del vecchio e riesumato diario di bordo, passato ai discenti con il termine più specifico di Learning Journals ampiamente usato in UK per la stabilizzazione dell’apprendimento.
Infatti, i Learning Journals funzionano sulla base del processo di rappresentazione dell’apprendimento e del relativo riesame. Redigere un Learning Journal, inoltre, richiede tempo e spazialità intellettuale, incoraggia il pensiero indipendente e fornisce l’opportunità per riordinare i pensieri. Si tratta, quindi, di un sistema che sottende auto-feedback, rallentamento del ritmo del pensiero, aumento dell’apprendimento stesso, accrescimento dell’abilità di problem solving e di creatività attraverso l’uso della comprensione intuitiva.
L’utilizzazione dei Learning Journals, in versione elettronica, è stata adottata in modo spontaneo da parte di tutti gli alunni e, al momento del suggerimento di postarli in repository scolastici o in rete, qualcuno ha proposto anche l’uso del multimediale, qualcuno ha intuito che poteva copiare i suoi dubbi, qualcuno ha proposto che anche il docente potesse visionare i materiali in modo regolare e restituire rapidi feedback in presenza o a distanza, qualcuno ha esclamato “Ma è un blog!”.
E finalmente ho sorriso.
Francesco Fioredda


