Oggi il tepore della luce del sole si accompagna a un vento leggerissimo. Sono seduto di fronte a degli ulivi. C’è un silenzio quasi avvolgente. Solo rumori lontani. Mi riporta alla mente la serenità di una campagna lontana che osservavo inondata dalla luce pomeridiana e radente al suolo. Anche lì rumori ovattati. Alcuni lontani. La mente riavvolge in un solo istante all’indietro le mie aspirazioni a creare da piccolo qualsiasi cosa che mi trasmettesse serenità e si riproietta ingigantita da anni passati senza manualità. Mi trovo immerso davanti al mare e cosa esso può trasportare a riva. Attorno a me i residui di una ristrutturazione. Si ricompongono in immagini che da sensazioni lontane si collocano tra quello che ho sempre pensato essere il mio mare e quella che sento essere la terra alla quale appartengo da sempre. E il mare come scriveva Carlos Ruiz Zafón, ha la capacità di restituire tutto dopo tempo, specialmente i ricordi. Un mare cristallino in cui il sole si tuffa illuminandolo di una luce unica e un porto vissuto di sera. Mare e terra che si lambiscono durante tutto il giorno, tutti i giorni. Penso all’immaginario di vivere in un faro e dormire su una barca a vela ormeggiata nel porto di Santa Teresa di Gallura. La prima immagine amplificata dalla essenzialità di ciò che caratterizza un faro. Di ciò che domina dall’alto e dall’acqua e dagli scogli che lo circondano. Una sfida. Forse per ritrovare la mia libertà e me stesso, non vissuto, ma avvertito come un isolamento non imposto. E poi nella seconda immagine ritrovarsi in quella panchina a lasciarsi avvolgere, insieme alle vele, dal soffio del vento. A immergersi nel dondolio delle barche. Ascoltare la musicalità delle drizze cullate dal vento sugli alberi delle barche a vela in una maniera che sa di disordinato e senza ritmo e per questo assolutamente naturale. E in questo rinascere si sono fusi materiali come compensato, legno trovato in mare, canne di bambù, tubi idraulici, giunti di ogni genere, cinghie di tapparelle, tappi, residui di infissi, pezzetti di legno, scaglie di granito, cornici, viti e colori acrilici. Si integrano tra loro permettendomi di esplorare infinite possibilità creative. A volte si modificano e mi costringono a trasmettere, di queste composizioni materiche lo spazio, il tempo, la mia infanzia, l’attesa di un anno e quel rinascere continuo che mi porto dentro ogni giorno e quella necessità di trasmettere cosa pervade i miei pensieri …
Quello che vorrei dipingere è la luce del sole sulla parete di una casa.
Edward Hopper


Scrivere è per me il bisogno di rivelarmi, il bisogno di risonare, non dissimile dal bisogno di respirare, di palpitare, di camminare incontro all’ignoto nelle vie della terra.
Gabriele D’Annunzio






Non c’è faro che non abbia una sua storia, a volte più di una e se navighi da qui fino in America, in ogni faro che incontrerai sulla tua rotta, ci sarà un custode pronto a raccontare una storia ai naviganti.
da “Il custode del faro” di Jeanette Winterson






