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Francesco Fioredda
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Le regole della ragione

Quella sera uscì prima. Non gli piaceva aspettare la notte, preferiva in qualche modo viverla.
Arrivò al posto del telefono pubblico e si avvicinò al banco del piccolo bar chiedendo un caffè espresso.
Un gesto antico anche quello. “Tutto bene?” chiese al gestore. “Tutto bene; almeno sembra” rispose questi. “Una vita tranquilla” sottolineò, ma non c’era polemica in quello che diceva, né commiserazione.
“Troppo” fu la risposta altrettanto tranquilla del vecchio gestore, mentre lui si incamminava al commissariato.

L’inizio del turno notturno lo angustiava sempre. Ricordava certi momenti del suo lavoro all’inizio.
Lo assaliva l’irrequietezza delle ore successive, ma poi svaniva improvvisamente tutto.
Ed era lavoro come a qualsiasi ora del giorno. Dopo tanti anni le atmosfere erano cambiate, si erano trasformate. Avvolte anche nella bellezza di momenti di pace assoluta, interiore, di riflessioni, di congetture, di ipotesi, di intuizioni, di scoperte.

L’inchiostro che formava il nome scritto sulla copertina della cartellina sembrava quasi essere assorbito dal cartoncino; nome offuscato dal tempo e che la polvere nel tempo in un remoto archivio avrebbe cancellato per sempre: Salvatore Sirti. Aprì la cartellina.

“Buongiorno”, sembrava una frustata più che un saluto. Si era abituato alla luce dell’alba, lentamente. Ma l’altro invase il suo tempo ed il suo spazio. Gli sorrise augurandogli a sua volta il buongiorno. Era in qualche modo contento di sé. Senti il collega chiedergli se volesse un caffè. Rispose di si ringraziandolo e si fermò per un attimo a riflettere sul suo mondo interiore, che per qualcuno lo aveva eroso dentro, qualcuno che avrebbe dovuto capire. Ma il suo mondo non era mai affiorato, verso nessuno e verso niente del quotidiano. Mentre bevevano il caffè, si accorse che Silvestri lo fissava a tratti. Aveva visto quella espressione tante volte, negli occhi di chi voleva chiedere. Gli sorride dicendogli “Dimmi”. Silvestri, imbarazzato, tagliò corto anche lui “E’ tornata? Mi è parso di vedere la luce accesa a casa tua questa notte”.

Non diede spazio ad alcun dubbio, a nessuno. “No, forse ho dimenticato la luce accesa da qualche parte, o forse ti sei confuso con qualche casa vicina. Lo sai che da qui sembrano tutte appiattite all’orizzonte”. Silvestri disse “Può essere, ma ero certo che fosse a casa tua”. ”Ti sei sbagliato” disse chiedendosi perché non volesse verificare prima di rispondere. E nello stesso momento formulò la risposta. Non si torna indietro dopo la fine, e non avrebbe mai voluto tornare indietro “Va bene. Novità, questa notte?”. “Niente” rispose “tutto tranquillo”. “Anzi, no. Un gatto passeggiava sul davanzale della finestra”. Sorrideva, quasi volesse scusarsi con il collega del suo modo di rispondere di qualche attimo prima. E Silvestri ridendo disse “Dillo a Lunzi, sai come la pensa”. Era una bella giornata. L’alba, i suoi rumori e i suoi colori erano spariti. Il nome su quella cartellina era ben visibile.

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Francesco Fioredda
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