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Francesco Fioredda
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Le regole della ragione

Si svegliò alle tre. Aprì la finestra e il freddo della notte lo investì interamente.
Rimase lì ad assorbire tutto quanto lo facesse sentire vivo, dal freddo ai rumori della notte.
I rumori. Tanti e misteriosi. Rifletté che da soli ogni rumore si vestiva di significati diversi.
Un animale muovendosi poteva sembrare una persona, mentre una persona fino a ieri avrebbe portato a pensare ad un animale.

Si accorse di sorridere dopo tanto tempo. Appoggiò la fronte al battente della finestra.
Amava quel posto, quelle luci, quegli odori o quei sapori dell’aria come aveva sentito tanto tempo prima, descrivere da un contadino sardo. Rimase a guardare avanti a sé. Non voleva voltarsi alla sua quotidianità.

Dopo qualche ora pioveva. Rimase colpito dall’intensità con la quale la pioggia cadeva. Si dedicò con solerzia a riordinare pratiche, adempimenti, classificare verbali. Come volesse riordinare la sua vita. Aveva sempre pensato al suo lavoro, dapprima con orgoglio e più tardi con apprensione, non per la sua vita, ma per quelli che sarebbero rimasti. In seguito, con gli anni, aveva compreso che era anche altro. Era organizzare, determinare, preparare. Facilitare. Uno atto di eroismo urlato nel silenzio della propria coscienza e del suo essere più intimo.

La sua concezione di eroismo era stata sempre diversa dai quelli che considerava luoghi comuni. Neanche chi avrebbe dovuto capire, lo aveva mai capito. La sua mente smise di pensare per ricordare il suo amico Francesco immolato dalla stupidità umana all’altare degli eroi. Lo aveva saputo per ultimo, quasi gli altri avessero voluto proteggerlo. Ma lui sapeva cosa fosse passato per la mente del suo amico quando la luce aveva cominciato a far posto al buio.

La chiusura all’effimero, la consapevolezza del rifiuto dell’inutile e della vittoria della propria coscienza.
Silvestri continuava ad osservarlo.

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Francesco Fioredda
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francesco.fioredda@gmail.com

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