Nel primo pomeriggio un intervento per sedare una controversia tra alcuni avventori del posto pubblico telefonico. Era entrato nel locale in modo pesante, inequivocabile, definitivo. Era tutto già concluso, ma ebbe la sensazione che tutto si fosse tacitato per il suo ingresso.
Raccolse le testimonianze dei due, chiese loro se intendessero sporgere denuncia, e senza che avessero il tempo per rispondere disse loro che l’indomani sarebbero dovuti andare in commissariato. Non diede spiegazioni, non aggiunse altro. Li invitò ad uscire, ad andar via. Uno dei due uscì subito. L’altro, incerto, si bloccò. Poteva sembrare una sfida. Ma lui sapeva che non era così. Sentiva l’umiliazione del suo interlocutore e sapeva che non avrebbe voluto andar via davanti agli altri per quel suo ordine. Non gli diede la possibilità di consumarsi troppo in quella situazione. Uscì dal locale prima di lui, e mentre lo faceva sentiva il gestore lamentarsi della sparizione della rubrica telefonica.
Senti l’aria fresca e l’odore della terra bagnata. Anche quella notte riaprì la finestra, i sensi tutti tesi a percepire ogni piccola sfumatura e a lasciare che i vuoti dei suoi ricordi lo aiutassero a stare meglio. Essere felici. Come l’eroismo, attimi di una bellezza assoluta, ma attimi. Dopo tanto tempo, il rumore della finestra che si chiudeva nella notte si confuse con un altro rumore.
La mattina uscì fuori alla luce del sole che sorgeva. Accese la radio e lasciò che i suoi suoni si diffondessero al di fuori della casa. Rimase a guardare in lontananza. Rifletteva e pensava di avere davanti a sé un quadro. Sapeva che ogni quadro si veste di luce diversa a volte, ma non credeva di poterla vivere così improvvisamente.

